Laura Di Corcia


34.

Vattene da questo posto, raccogli i tuoi stracci
raduna la polvere delle crepe e fuggi.

Ricordati di non onorare nessuno
e spera nella bontà degli angoli
Rinchiuditi in una gabbia di rabbia.

Datemi una corda
per perimetrare le giornate,
trasformarle in campi a rotazione
triennale, redimerle dal loro
squallido evaporare nel nulla.
Nessuno sdilinquimento mi nausea
quanto lo sfumato di Leonardo.

Un colore, uno solo: denso.

Spera nella bontà dei confini:

rinchiuditi in una gabbia di rabbia.

4.

La notte è un’ipotesi non verificata
se cala di colpo sul tuo corpo di Modigliani
spingendomi a regredire a noi due
a verificare i nostri corpi dall’alto.
Ma ragazzo mio:
ci sono assiomi che stanno come vedette
respingendo ogni avvicinamento
(a loro affido il sangue di sangue delle mie vene
questi frammenti in rotazione
la mia sera senza senso).
La legge del no non è la cosa più crudele,
è il suo schiudersi in minima probabilità
il musino di senso che sbuca dalla rete
ad attrarre le nostre mani di pane
per umiliarle, fustigarle sulla schiena di schiave
nere.
Contro questo dobbiamo rivoltarci
con occhi di bile,
contro la nenia
resisti, vai avanti, spera.
Molto meglio fermarsi su una, seppur falsa,
verità:
il muro è muro
e non può non essere muro.


6.

Chi l’ha detto che gli occhi
devono per forza girarsi,
chi ci dice che non possiamo dimenticare?
Le cose possiamo lasciarle senza contorno
senza l’abbraccio della parola:
il diamante che fissa il nucleo molle,
la violenza accecante della tettonica a zolle.

7.

È nel più piccolo dei microcosmi
che puoi trovare la salvezza.
Non sai vivere se non sai sprecare.